RACCONTI - UNI OSTIA UNIVERSITA' DI PROMOZIONE CULTURALE E SOLIDALE

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RACCONTI

DIDATTICA > INIZIATIVE DIDATTICHE
PREMESSA
La vita ci riserva sempre delle sorprese, come tutti possono constatare osservando la realtà di questi giorni, sconvolta da un virus che se ne va inopinatamente a spasso per le nostre strade.  Il racconto “Sic transit gloria mundi” mette in scena appunto una situazione nuova, non così drammatica per la verità, che i protagonisti della storia si trovano ad affrontare e che mette alla prova la loro caratura, quanto cioè valgano come persone. Ne usciranno tutti ridimensionati per un verso o per l’altro perché gli imprevisti, di fronte a cui non abbiamo come guida il facile binario dei comportamenti socialmente accettati, rivela la sostanza delle persone al di là dell’immagine pubblica fornita o dell’immagine che ci si fabbrica di se stessi. Ma non voglio dire di più; la vita lascia spesso una prova d’appello, finché c’è vita rimane la possibilità di una rivincita.
SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

Una volta le famiglie numerose erano la regola; i figli un tempo si facevano per bisogno, per ignoranza, per istinto, perché la morte dava sempre una sforbiciata ai nuovi germogli e bisognava assicurare maggiori probabilità di futuro alla famiglia. Zio Cosimo, che aveva un’origine campagnola, questo bisogno lo portava scritto nel genoma e nell’Italia del secondo dopoguerra fece cinque figli, allora per la verità non ancora ritenuti quel numero sconsiderato che sembrerebbe oggi. Cinque figli: quattro femmine e un maschio, il più piccolo; per fortuna il maschio era arrivato alla fine, sennò quante femmine avrebbe generato zio Cosimo? Lo zio era una persona semplice, a scuola non aveva neppure finito le medie, ma ci teneva che i figli studiassero; allora c’era ancora fiducia che la nuova generazione potesse vivere meglio della precedente, si pensava che un titolo di studio avrebbe aperto migliori prospettive per il futuro.
 
Ma come si dice: “L’uomo propone e Dio dispone”.
 
Sandro, quello che doveva perpetuare il cognome della famiglia, se n’era andato a cercare fortuna in Inghilterra; Gianna aveva preso il volo pure lei. Gianna si sentiva un’anima d’artista e aveva poca voglia di studiare, non era andata oltre il quinto ginnasio, voleva fare la pittrice.
 
“Si mangia con la pittura?” Chiedeva ironico lo zio; Gianna a quel punto si faceva scura in faccia e non rispondeva, si alzava da tavola e si gettava sul letto; era testarda e non rinunciò al suo sogno; appena poté racimolare qualche soldo volle andare a Parigi “Perché –diceva- Parigi è la capitale dell’arte moderna” e poi a Parigi si era già stabilita Marta, la terzogenita, con il marito.  Ecco, anche Marta se ne era andata, ma almeno aveva studiato e aveva dato a mio zio la soddisfazione di poter dire che sua figlia insegnava letteratura italiana…a Parigi! Gianna invece a Parigi passava giornate intere nei musei, finché i soldi finirono e Marta, ch’era un tipo con i piedi per terra, le disse che era ora di contribuire al bilancio famigliare. Gianna capì, trovò il modo di mantenersi e andò a vivere da sola la sua vita da artista in giro per l’Italia e il mondo.
 
Ma ad andarsene più lontano di tutti era stata Claudia. Era partita per l’Africa, addirittura.
 
“In Africa? -aveva esclamato incredulo zio Cosimo quando gli aveva comunicato la sua intenzione- Che ci vai a fare in Africa, la missionaria?”
 
Claudia aveva annuito seria, seria, lasciando mio zio di stucco; lui aveva detto “la missionaria” come una battuta, non pensava che sua figlia volesse sul serio impegnarsi con una ONG in un progetto di sviluppo in Eritrea.
 
A casa rimase Tiziana. Tiziana nell’economia famigliare era la vittima designata, quella che avrebbe dovuto presidiare la casa e i genitori mentre gli altri se la squagliavano per le vie del mondo; succede così nelle famiglie numerose: che i figli, meno uno, si scelgono il futuro preferito e quell’uno si deve accollare il ruolo che resta, quello che gli altri hanno scartato.
 
Tiziana però era un’acqua cheta, di quelle che scavano in silenzio la roccia e scava, scava, scava, se l’era costruito il suo personale destino, senza far mostra di rifiutare quello che gli altri le avevano affibbiato. Aveva sposato un musicista e lo seguiva nelle tournee, al seguito dell’orchestra, sicché alla fine erano più i mesi che trascorreva in viaggio che quelli che passava in casa sua, comunque in un sobborgo a un’ora di mezzi pubblici dal quartiere della città dove era ubicata la casa paterna.
 
Insomma zio Cosimo e zia Betta erano rimasti soli. Cinque figli e tutti lontano, chi più, chi meno. E a loro, alla loro vecchiaia, chi doveva pensarci?
 
Ci pensò Fausto, figlio di una sorella di Cosimo. Aveva perso il lavoro e si era separato dalla moglie, la grande casa dello zio era grande e vuota ormai e sembrava che avesse una disponibilità a sobbarcarsi la spesa aggiuntiva di un dipendente al suo servizio.
 
Così Fausto aveva messo una toppa a un momento buio della sua vita e si era trasferito dagli zii.
 
Ma ora che entrambi erano venuti a mancare che avrebbe fatto? Con loro perdeva di nuovo un lavoro e perdeva una casa. Dell’appartamento che ne avrebbero fatto i cugini, l’avrebbero venduto?
 
Pensò di trovare una soluzione chiedendo di restare come inquilino; con una casa così grande a disposizione avrebbe potuto mettere in piedi un B&B e con il ricavato pagarci l’affitto e magari distribuire periodicamente un piccolo dividendo agli eredi.
 
Scrisse una e-mail e attese che arrivassero le risposte.
(per continuare la lettura, scaricare il testo in PDF, cliccando qui)
GLI AUTORI (in ordine alfabetico)  
Di Mascio Chiara,  Farina Anna Rita, Giacumbo Maria Antonietta, Pastori Maria Teresa, Perruccio Stefano, Ponti Germana, Sgaramella Mauro.
UN CORSO D'ITALIANO PROPOSTO A 360° OVE STORIA DELLA LETTERATURA E CREATIVITA' SONO I PERNI CENTRALI DELL'IMPOSTAZIONE DIDATTICA
LEGGERE, SCRIVERE, CONOSCERSI
“Leggere, scrivere, conoscersi” è un corso dell’anno 2019-20 che si prefigge di raggiungere due obiettivi: fornire un quadro storico della letteratura (e in genere della cultura e della storia) italiana, stimolare i partecipanti a redigere un testo letterario collettivo, sperimentando le proprie capacità espressive. L’intitolazione: “Leggere, scrivere, conoscersi” sottolinea come il piacere di leggere sia connesso con quello di scrivere (il che sembra abbastanza ovvio), meno ovvio è che la scrittura costituisca una forma di conoscenza, perché scrivere con proprietà e chiarezza vuol dire conoscere e padroneggiare l’argomento di cui si tratta. (Mauro Sgaramella)
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